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La Foto del Giorno

"Still Job" istinti di luce.  La fotografia e l'arte di Sergio Vollono

di Massimiliano Sabbion

"Una fotografia è un segreto che parla di un segreto.

Più essa racconta, meno è possibile conoscere"

(Diane Arbus)

 

L'arte della fotografia è l'arte di chi ferma un momento, è rubata l'anima delle cose ed è poi restituita fissata per sempre.

Nel corso del tempo questa "giovane forma d'arte", nata con le prime sperimentazioni nel corso dell'Ottocento, è cresciuta molto nei decenni sia come diffusione sia come tecnica.

L'azzeramento tra le arti negli ultimi anni fonde l'idea unica tra pittura, fotografia, cinema dovuta forse anche all'introduzione di nuove tecnologie e mezzi digitali alla portata quotidiana tra app, smartphone, modifiche e filtri che sono entrati ormai nella logica comune per fissare ogni attimo quotidiano.

Non si parla quasi più solo di ricerca, ma di istanti che si bloccano immediatamente e successivamente condivisi nel mondo social e nel web, le emozioni che ne nascono riguardano sia la parte interiorizzata dell'uomo che, sempre più, il fattore estetico della circostante realtà.

Per quale ragione la necessità quasi ossessiva e quotidiana di trasferire l'immagine visiva del momento? Perché l'uomo sente sempre il bisogno di bloccare l'attimo in cui vive? È quasi una sorta di rivalsa contro il tempo che passa, per assicurarsi di riuscire a "vedere" e non semplicemente "guardare" quello che gli si mette davanti agli occhi.

La storia dell'arte si impossessa ben presto del mezzo fotografico passando dai tentativi curiosi impressionisti, alla fotodinamica futurista, all'ironia dadaista con i giochi di Kurt Schiwitters, John Heartfield e Man Ray, fino all'utilizzo onirico nelle immagini del Surrealismo, il primo Novecento abbonda di sperimentazioni e tecniche.[1]

La fotografia si fa arte e strumento per la comunicazione visiva con il “Fotodinamismo Futurista  (1912-1913) ad opera di Anton Giulio Bragaglia dove si sancisce l’importanza del movimento e il “divenire della forma”. [2]

Nel 1930 esce il Manifesto della “Fotografia Futurista” firmato da Tato (pseudonimo di Guglielmo Sansoni): la fotografia è consapevolmente presa ed annoverata come strumento tra le arti. [3]

Il secondo Novecento prende atto della potenza della fotografia sia attraverso l’uso documentaristico del reportage, sia come atto di sperimentazione sociale e molteplicità oggettiva decretando la contemporaneità dell’uomo che vive nella quotidianità. [4]

Si susseguono i nomi di, solo per citarne alcuni, Diane Arbus, Cindy Sherman, Bruce Nauman, Nan Goldin, Gina Pane, Gilbert & George, Luigi Ontani, Araki, Irving Penn, Richard Avedon, Terry Richardson e Wolfgang Tillmans in cui la fotografia diventa un’estensione espressiva per spiegare suggestioni ed emozioni fino ad arrivare alla documentazione dell’atto artistico performante quando si segnano i percorsi artistici di artisti quali Marina Abramovic, Richard Long, Shirin Neshat e Hermann Nitsch.[5]

Tra storicizzati e nuove generazioni si annovera la ricerca fotografica di Andreas Gursky, Richard Billingham, Yinka Shonibare e Wolfgang Tillmans, un avvicendarsi di nomi, stili e poetiche differenti.

L’aspetto ironico e giocoso si ritrova nella plasticità e nei colori accesi di Pierre et Gilles e in David LaChapelle in cui si fondono stili e rimandi storici dal carattere prettamente surreale e spesso caricaturale. Nei loro temi la cultura pop è affrontata a tutto tondo fondendo in maniera consapevole un uso del kitsch che sfiora il trash in una ricercatezza estetica che contraddistingue il risultato finale.[6]

Sergio Vollono si interfaccia, con i suoi lavori, con un mondo contemporaneo che ha filtrato nel tempo attraverso lo studio della fotografia e degli artisti del passato arrivando a concepire un suo personale stile, concentrandosi nel ritratto del soggetto raffigurato.

Un ritratto è una rappresentazione, una descrizione di una persona interpretata secondo il gusto e le caratteristiche dell’arte coeva e dell’artista, passando dal naturalismo all’indagine psicologica a tratti espressionista si esteriorizzano i caratteri dell’individuo andando oltre l’aspetto esteriore.

L’originalità dei ritratti di Sergio Vollono risiede proprio nel riuscire a catturare con l’obiettivo sia l’aspetto esteriore sia quello interiore ponendo i soggetti di fronte allo svolgimento del proprio lavoro che non viene quasi mai esplicitamente citato, ma semplicemente suggerito, accompagnando lo spettatore a vedere e perdersi tra le forme e i colori che sono catturati e restituiti alla visione finale.

La tecnica del Light Painting enfatizza, per mezzo di un’illuminazione inusuale, la lettura delle “fatiche quotidiane” dei protagonisti ritratti in chiave di leggerezza.[7]

Il lavoro diventa la tematica della serie “Still Job”, inquadrato sotto diversi punti di vista e chiavi di lettura diventa il centro del progetto posto nelle fotografie di Sergio Vollono: il lavoro, dal latino labor, cioè fatica, è una questione importante, sentita e associata all’uomo, specie in questi anni in cui il focus sociale si è concentrato proprio sulla ricerca occupazionale e sull’importanza collettiva di appartenenza ad uno specifico ruolo nella società.

Ai protagonisti, Sergio Vollono chiede una partecipazione attiva nei confronti dello spettatore per suscitare una serie di curiosità e domande a chi guarda e, a volte, strappare un sorriso nella decontestualizzazione proposta.

Uno scatto che blocca, ferma gli elementi e restituisce la presenza viva del soggetto, in ogni fotografia scattata, è presente un elemento, palesato o meno, che induce a creare una situazione che si fa ironica e pone interrogativi.

La tecnica fotografica usata, in cui non è presente nessuna alterazione cromatica in postproduzione, serve a creare un’intenzione basata sull’attesa, sulla sospensione per fare in modo che l’osservatore si ponga la domanda: cos’è accaduto PRIMA dello scatto e cosa accadrà DOPO?[8]

Un fermo immagine dell’immagine stessa su cui perdere lo sguardo per andare alla ricerca di un particolare, di un oggetto, di un’idea popular di immagine che serva a fermare lo spazio e il tempo.

È identificato il protagonista dello scatto sia come personalità sia come lavoratore: lo studente vegliato dal supereroe Batman, la professoressa di matematica che insegna danza, il pilota di droni, il perito calligrafico, il fumettista designer, l’archeologa, la maestra di tango, il contadino, il cuoco, il parrucchiere, la campionessa di arti marziali e boxe, un’umanità varia che si mette in gioco ogni giorno con la propria professione e professionalità, ma che nasconde un lato ironico e giocoso ed è il pubblico che deve scoprire questo gioco.

L’influenza stilistica delle opere di Edward Hopper e delle fotografie di Gregory Crewdson, autori che hanno tradotto l’attesa e la sospensione come elementi centrali del loro percorso, risiede infine nelle opere e negli scatti di Sergio Vollono. [9]

È ripresa in questo modo l’importanza di un realismo pittorico in un'evocativa sintesi della visione figurativa accordata con una poesia che scaturisce dai soggetti.

Le immagini di Sergio Vollono hanno colori brillanti che escono da zone d'ombra e trasmettono vivacità viaggiando tra gli oggetti che descrivono l’operato del protagonista e svelano qualcosa di più della sua personalità, gli spazi sono reali con suggestioni metafisiche dove prende vita un sofisticato gioco di luci e dettagli: gli sguardi e gli atteggiamenti degli interpreti escono dal confine limitativo imposto e si fermano in questo modo lo spazio e il silenzio carico di emozioni.

La rappresentazione di questi novelli “tableaux vivants”, si carica di simbolismo tra vita reale e trasognata, dove sono immobilizzati oggetti, piani spaziali e fantasmi dell’inconscio che appaiono i fautori di una poesia che tutto sospende e ferma.

La ricerca artistica di Sergio Vollono si anima nell’oculata scelta degli oggetti che identificano il protagonista e dalla quale, piccole tessere di un puzzle, si risale ad un gioco interpretativo legato poi al lavoro, alla professione di chi è ritratto.

Libri, penne, fogli di appunti identificano lo studente, un’enorme matita tenuta in mano e lo sguardo indagatore individua la calligrafa, segni grafici e nuvole si mescolano ai colori nel fumettista, pettini, lozioni e shampoo sono la base per accertare il parrucchiere, ma l’ironia di rimandi si nota anche nell’intelligente scelta degli oggetti proposti: il gioco del Monopoli per il bancario avido, il contadino con il trattore nel bosco minacciato da creature immaginarie, le teste dei manichini con acconciatura accostata alla testa scollata del parrucchiere, un momento ludico che via via passa dal linguaggio pop ad un dissacrante e dirompente sarcasmo.

Piccoli set che raccontano storie quotidiane fatte di persone, di lavoro, di dettagli che si realizzano e fanno parte della vita e della storia di ogni singolo protagonista raffigurato in cui riconoscersi e comunicare nel silenzio di attese e richiami.

 Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare, tre concetti che riassumono l’arte della fotografia” questa frase di Helmut Newton sintetizza lo spirito di ricerca e il bisogno di esprimere, di fissare quel momento che non è né il "prima" né il "dopo", ma un palpito temporale colto e bloccato.

Con la luce si crea la forma, si plasma in questo modo l'immagine che si arresta per un istante, gli scatti di Sergio Vollono profumano di sensazioni, raccontano emozioni e parlano di lavoro, sono il lavoro di chi ha desiderio di scoprire, voglia di emozionare e gusto di catturare, tutto questo è arte, l'arte della fotografia.



[1] L’Impressionismo è il primo movimento contemporaneo che utilizza la fotografia come mezzo per la pittura e aprirà le strade ala contaminazione tra i due generi per tutte le Avanguardie artistiche successive.

M. SCHAPIRO, L’Impressionismo. Riflessi e percezioni, Einaudi, Torino 2008

 

[2]Noi cerchiamo l’essenza interiore delle cose: il puro movimento, e preferiamo tutto in moto, perché, nel moto, le cose dematerializzandosi, si idealizzano, pur possedendo ancora, profondamente un forte scheletro di verità.”

A. G. BRAGAGLIA, FotodinamismoFuturista, p. 35

 

[3] Nel “Manifesto della Fotografia Futurista” si raccolgono i pensieri sull'idea della fotografia come azione sovversiva rispetto al passato, si ricerca l’emozione, l’espressione e la composizione lontana dall’aspetto di mimesi della realtà a favore della sperimentazione e della novità.

F.T.MARINETTI, TATO, La Fotografia Futurista, 16 Aprile 1930

G. LISTA, I Futuristi e la fotografia, Panini, Modena, 1986

 

[4] Il rapporto tra arte e fotografia dal Novecento ad oggi arriva per mezzo di uno studio analitico nei confronti della tradizione attraverso il mezzo fotografico che non è più visto come supporto alla pittura, ma dalle Avanguardie storiche alla realtà digitale, vive di una sua condizione particolare coinvolgente e specifica.

Pittura e fotografia: si parla di idea, di lotta, di scontro e competizione dove immagine coincide con la pittoricità, dal momento che nella storia nella tradizione delle arti visive, è stata appunto la pittura a fondare lʼidentità dell'ʼimmagine.

C. MARRA, Fotografia e pittura del Novecento, Bruno Mondadori, Milano 2000

 

[5] Nell'arte contemporanea l'uso delle performance, della Body Art e delle nuove materie degradabili utilizzate nella Land Art, sopravvivono grazie alla documentazione video e fotografica che le rende sempre attuali e vive come forma d'espressione.

T. WARR (a cura di), Il corpo dell'artista, Phaidon, Milano 2010

 

[6] La fotografia diventa gioco emozionale per David LaChapelle: “Il mio modo di fotografare è molto istintivo, preferisco basarmi sulle mie emozioni, anziché su un approccio intellettuale nei confronti della persona con cui lavoro, adoro giocare con lei per costruire insieme una storia fotografica. Da queste decine di foto che scatto, spesso ne scelgo una sola. Il punto centrale del mio film ideale con un inizio, una parte centrale e una fine. La mia idea è quella di creare in continuazione.

G. MERCURIO (a cura di), I. PARLAVECCHIO (a cura di), David LaChapelle,Giunti Editore, Firenze, 2015

Pierre et Gilles, rivedono nelle loro combinazioni visive la totalità della vita: “Ci piace idealizzare, ma parliamo anche di morte, mistero ed estraneità della vita. Nelle nostre immagini c'è tanta dolcezza quanta violenza...”

AA. VV., Pierre et Gilles, Taschen, Milano 2009

[7] Light Painting ossia "colorare - disegnare con la luce", è una tecnica fotografica che permette di "dipingere" il soggetto controllando una sorgente luminosa, proprio come se essa fosse un pennello.

Il Light Painting permette di creare immagini che vanno al di là della razionale visione delle cose. Il tempo di posa prolungato permette di miscelare la realtà estetica con la "fantasia pittorica" del fotografo.

http://www.lightpainting.it

 

[8] La fotografia contemporanea, più delle arti classiche stesse, si interroga sul percorso temporale della narrazione, dalla registrazione dell'insignificante dettaglio dell'esistenza quotidiana o della vita intima, dal concettuale, all'espressionismo, fino alla distaccata estetica oggettiva prevalente nello stile contemporaneo, la fotografia ha il privilegio di raccontare valori personali, sociali e culturali in un mondo saturo di immagini.

C. COTTON, La fotografia come arte contemporanea, Einaudi, Milano 2010

[9] Edward Hopper nei suoi silenzi immerge le figure in grandi spazi bagnati dalla luce, è una pittura di luce che si fa strada tra le ombre: "Non dipingo quello che vedo, ma quello che provo". Uno stile che è stato approntato negli ultimi anni dal fotografo Gregory Crewdson che, con le sue opere, inscena l'eredità di opere fusa con le realtà oniriche di David Lynch. “La mia vita è lontana dalla perfezione. È caotica. Per me l’arte è un modo per raggiungere l’ideale. La mia vita è disordinata, così tramite l’arte io posso creare ordine” afferma Crewdson.

W. WELLS, Il teatro del silenzio: l'arte di Edward Hopper, Phaidon, Milano 2011

C. BURNETT, Gregory Crewdson in a Lonely Place by Burnett, Craig (2011) Hardcover, Hatje Cantz Publishers, 2011