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C’era una volta il Bowling

E si, a Padova una volta c’era il Bowling, in zona industriale, ben visibile a tutti dal Cavalcavia di via Venezia. Chiuso nel giugno del 2012.
Durante le fasi di smantellamento presi contatto con il proprietario storico, il Dottor  Magistrelli. Una persona affabile, molto gentile, e andai a fotografare quel posto per l’ultima volta mentre squadre di operai smontavano le piste e le strutture.

 

Lo incontrai nel novembre del 2012 presso la sede ormai dismessa del bowling. Il Bowling di Padova, la sua creatura, che aveva aperto nel 1985 e gestito fino alla chiusura. Nel grande salone che fino ad un anno prima si divideva tra l'ccoglienza dei clienti, zona ristorazione e il banco dove poter noleggiare una pista o un tavolo da biliardo.


Un grande cantiere. Gli operai,moldavi per lo più, stavano smontando con pazienza tutto quel legno che per anni aveva fatto rotolare migliaia di volte le bocce pesantissime che mani più o meno esperte lanciavano ogni sera e che probabilmente era destinato a creare un'altra sala bowling in qualche altro paese.

L'avvio era stato complicato. Investimenti importanti, circa 3 miliardi di lire, per allestire il tutto. Inoltre la Curia che non vedeva di buon occhio questo primo grande spazio dedicato esclusivamente al divertimento. La percezione era come di un posto un po’ equivoco, certamente non adatto al divertimento della famiglia media.

"Del resto la diffidenza è comprensibile", mi disse Magistrelli. In Italia il bowling era arrivato da poco e ancora poco se ne sapeva. Con trent’anni di ritardo il primo fu costruito a Roma fra gli anni 50-55 a Viale Regina Margherita. E da allora piano piano avevano cominciato a sorgere anche a  Pescara, Parma e in altri posti.
Comunque a Padova le cose andarono decisamente bene fino agli anni 90, al punto che nei dintorni aprirono altri quattro concorrenti, a Rubano, Santa Maria di Sala, San Gorgio in Bosco e Campodarsego. Il Bowling di Padova impiegava 15 persone, 2 in amministrazione e 13 fra tecnici, baristi, cassiere.

 

La parabola cominciò a calare alla fine dei 90  ma si mantenne comunque in linea di galleggiamento fino al 2001, l’anno delle Torri Gemelle. Da lì in poi cominciò il grosso calo di attività, circa il 30% nello stesso anno. Fecero eco alla rapida discesa la globalizzazione, la comparsa di molte sale da videopoker, anche illegali, e internet point.


Insomma, il mondo cambiava in quegli anni, cominciava sia pure in modo latente, una grande crisi che porterà la gente a modificare piano piano le proprie abitudini, anche a Padova.
A questo cambiamento diffuso e difficile da comprendere in tempo si aggiunse, secondo Magistrelli che la crisi la visse da dentro, una certa disattenzione delle istituzioni.

E quando nel 2011 maturò la decisione di chiudere un percorso e di passare la mano ad altri imprenditori, magari con nuove idee e motivazioni, nessuna voce si levò in difesa di questa grande attrazione per la città.
Ma nessuna voce si levò neanche quando la proprietà dell’mmobile si oppose alla continuazione dell’attività Bowling e quindi costrinse Magistrelli a dichiarare il fallimento, nonostante ci fossero acquirenti, anche stranieri, pronti a rilevare l’attività.
In pratica, mi confessò Magistrelli, abbiamo chiuso e messo sul lastrico molte persone senza neanche sapere il perché. Peccato.